Biografie

Buddha

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Biografia

Quando si nomina Buddha come personaggio storico e religioso in realtà si fa riferimento a Siddartha Gautama, noto anche come Siddartha, o Gautama Buddha, o Buddha storico. Fondatore del Buddhismo, Siddartha nasce nel 566 avanti Cristo a Lumbini, nel Nepal meridionale, da una famiglia ricca e potente discendente da una stirpe guerriera (il cui capostipite era il re Iksyaku): il padre, Suddhodana, è re di uno degli Stati che compongono l'India del nord.

Dopo la nascita di Siddharta, a corte vengono invitati asceti e brahmani per celebrazioni di buona fortuna: nel corso dell'evento, il saggio Asita annuncia l'oroscopo del bambino, spiegando che egli è destinato a diventare o un Chackravartin, cioè un monarca universale, o un asceta rinunciante.

Il padre, tuttavia, è turbato dall'eventualità di essere abbandonato dal figlio, e quindi mette in atto tutto quel che è possibile fare per impedire il concretizzarsi della premonizione.

La fanciullezza

Siddharta viene allevato da Pajapati, seconda moglie del padre (la madre naturale era morta una settimana dopo il parto), e sin da ragazzo evidenzia una forte tendenza alla contemplazione. Egli si sposa a sedici anni con Bhaddakaccana, una cugina, che tredici anni più tardi dà alla luce Rahula, il suo primo figlio. Proprio in quel periodo, però, Siddharta si accorge della crudeltà del mondo in cui vive, ben diversa dagli sfarzi della sua reggia.

La meditazione

Resosi conto della sofferenza umana dopo avere incontrato un morto, un malato e un anziano, capisce che la cultura e la ricchezza sono valori destinati a svanire. Mentre cresce in lui la sensazione di vivere in una prigione dorata, decide di rinunciare al potere, alla fama, al denaro e alla famiglia: una notte, con la complicità dell'auriga Chandaka, scappa dal reame a cavallo.

Da quel momento, si dedica alla meditazione, con l'aiuto dell'asceta Alara Kalama. Giunto nella regione del Kosala, si dedica all'ascesi e alla meditazione, per arrivare alla sfera di nullità che corrisponde allo scopo finale della liberazione. Rimasto insoddisfatto, però, Gautama Buddha si dirige verso Uddaka Ramaputta (nel regno Magadha), secondo cui la meditazione deve condurre alla sfera né della percezione né della non percezione.

Anche in questo caso, però, Siddharta non è contento: sceglie, quindi, di stabilirsi in un villaggio vicino al fiume Neranjara, dove trascorre alcuni anni in compagnia di cinque discepoli brahmanici, dei quali diventa il maestro spirituale. In seguito, tuttavia, egli comprende che l'automacerazione e le pratiche ascetiche estreme sono inutili e dannose: per questo, però, perde la stima dei suoi discepoli, che lo abbandonano ritenendolo debole.

La maturità

A circa trentacinque anni, egli raggiunge l'illuminazione perfetta: seduto a gambe incrociate sotto un albero di fico, arriva al nirvana. Grazie alla meditazione, tocca livelli di consapevolezza sempre più importanti, cogliendo la conoscenza dell'Ottuplice sentiero. In seguito all'illuminazione, resta a meditare sotto l'albero per una settimana, mentre nei venti giorni successivi staziona sotto altri tre alberi.

Quindi, egli capisce che il suo scopo è quello di diffondere la dottrina a tutti, e perciò si dirige a Sarnath, ritrovando i suoi primi cinque discepoli. Qui incontra l'asceta Upaka e i suoi antichi allievi: questi inizialmente vorrebbero ignorarlo, ma rimangono subito colpiti dal suo volto radioso e si lasciano convincere.

Ben presto, lo accolgono in qualità di maestro, chiedendogli di partecipare alla sua gioia. A quel punto Siddharta condanna l'estremismo dovuto all'automortificazione e l'estremismo dovuto alla gratificazione dei sensi: ciò che bisogna ricerca è la via di mezzo, che porta al risveglio.

La predicazione e le conversioni

Negli anni successivi, Gautama Buddha si dedica alla predicazione, soprattutto lungo la pianura gangetica, rivolgendosi ai laici e dando vita a nuove comunità monastiche disposte ad accogliere chiunque, a prescindere dalla casta e dalla condizione sociale; inoltre, fonda il primo ordine monastico mendicante femminile al mondo.

Nel frattempo, iniziano anche le conversioni: il primo non asceta che entra a far parte della comunità monastica è il figlio di un mercante, Yasa, che viene presto imitato da alcuni amici, a loro volta discendenti di famiglie benestanti. Da quel momento, le conversioni si moltiplicano.

Siddharta torna, tra l'altro, nel punto in cui aveva ricevuto l'illuminazione, dove converte un migliaio di persone, e poi si dirige verso Rajgir, dove sul monte Gayasisa espone il Sutra del Fuoco. A convertirsi, in questo caso, è addirittura il sovrano Bimbisara, uno dei più potenti di tutta l'India settentrionale, che per manifestare la propria devozione regala a Gautama un monastero situato nel Bosco di Bambù.

Più tardi, egli si reca nella capitale dei Sakya, Kapilayatthu, nei pressi della sua terra natale. Fa visita a suo padre e alla sua matrigna, convertendoli, per poi andare nel Kosala, governato dal re Prasenadi, con il quale ha diversi colloqui. Gautama ha l'opportunità di sostare in un appezzamento di terreno donatogli da un mercante molto ricco: qui sorgerà il monastero Jetavana.

Successivamente, riceve in dono il monastero di Jivakarana a Rajgir, vicino al Boschetto di Manghi: il regalo proviene da Jivaka Komarabhacca, il dottore personale del re, che desidera essere il più possibile vicino a Siddharta. È proprio qui che egli espone il Jivaka Sutta, con il quale viene impedito ai monaci di mangiare la carne di animali uccisi appositamente per nutrire l'uomo. In questo periodo, Gautama deve fare i conti anche con un tentativo di assassinio compiuto da alcuni arcieri per mano di Devadatta, il quale a sua volta prova a ucciderlo lanciandogli addosso un masso dal Picco dell'Avvoltoio e facendo poi ubriacare un elefante allo scopo di farlo schiacciare: in tutte e due le occasioni, però, Siddharta riesce a sopravvivere, anche se nel caso dell'assalto degli arcieri riporta alcune ferite abbastanza gravi, che necessitano di cure approfondite.

Dopo numerose peregrinazioni, Siddharta torna a Rajgir, dove gli viene chiesto un vaticinio dal sovrano Ajatashatru a proposito della guerra che intende muovere alla repubblica dei Vriji. Egli risponde che fino a quando il popolo sarà felice la sconfitta non arriverà: quindi sale sul Picco dell'Avvoltoio e comunica ai monaci le regole monastiche da rispettare necessarie per mantenere il sangha in vita.

Si dirige, quindi, più a nord, sempre continuando a predicare, arrivando a Vaisali, dove decide di soggiornare. La popolazione locale, però, deve fare i conti con una pesante carestia: per questo egli ordina ai monaci di distribuirsi in tutto il territorio, mantenendo al proprio fianco unicamente Ananda.

Gli ultimi anni di vita

Più tardi - è il 486 avanti Cristo - Siddartha, ormai ottantenne, torna a camminare nella pianura del Gange. Mentre si dirige verso Kusinagara, ha un malore, e chiede dell'acqua ad Ananda; un nobile gli regala una stoffa gialla per permettergli di sdraiarsi. Quindi Gautama Buddha, dopo avere dato disposizioni su quel che bisognerà fare del suo cadavere (verrà cremato), si gira su un fianco, guardando verso nord, e muore. Da quel giorno, il suo insegnamento - il Buddhismo - si diffonderà nel mondo.

Siddhartha o Siddharta

La corretta indicazione del nome vorrebbe che questi sia Siddhārtha: l'errata trascrizione Siddharta al posto di quella corretta Siddhartha è diffusa unicamente in Italia per un errore (mai corretto) nella prima edizione del celebre e omonimo romanzo di Hermann Hesse. [Fonte: Wikipedia: voce Gautama Buddha]

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