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Piero della Francesca

Piero della Francesca
Piero della Francesca nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia

Piero di Benedetto de' Franceschi, noto come Piero della Francesca, nasce tra il 1412 e il 1418 a Borgo Sansepolcro, al confine tra la Toscana e l'Emilia. Cresciuto nel paese natio, collabora da ragazzo con Antonio d'Anghileri, al quale viene affidata la pala della chiesa di San Francesco; in seguito si sposta a Firenze, dove è tra gli aiutanti di Domenico Veneziano per la realizzazione degli affreschi delle "Storie della Vergine" (oggi perduti) nel coro della chiesa di Sant'Egidio.

Le prime opere

Proprio la pittura luminosa di Veneziano (con il quale Piero collabora anche a Perugia e nella chiesa di Santa Maria a Loreto) è fondamentale nell'evoluzione del suo percorso artistico. Tra le prime opere di Piero della Francesca, ci sono la "Madonna col Bambino", risalente agli anni tra il 1435 e il 1440, e il "Battesimo di Cristo" (oggi conservato nella National Gallery di Londra), realizzata intorno al 1439.

Certo è che l'artista lascia Firenze poco dopo il 1440 e nel 1442 torna a Borgo Sansepolcro, dove si candida come consigliere popolare alle elezioni, mentre la Confraternita della Misericordia gli affida la realizzazione di un polittico di 15 tavole (tra cui spiccano la "Madonna della Misericordia" e la "Crocifissione"): benché la commissione preveda che il lavoro venga concluso in tre anni, Piero ce ne metterà circa quindici per ultimarlo.

I primi incontri con l'arte fiamminga

Negli anni Quaranta egli soggiorna presso diverse corti d'Italia: a Urbino, a Bologna e Ferrara. Proprio a Ferrara lavora nella chiesa di Sant'Andrea e nel Castello degli Estensi, e molto probabilmente ha i primi contatti con Rogier van dre Weyden (e dunque con l'arte fiamminga).

Nel 1450 Piero si trova ad Ancona, ospite della famiglia del conte Giovanni di messer Francesco Ferretti, per la quale dipinge la tavoletta del "San Girolamo penitente" e "San Girolamo e il donatore Girolamo Amadi": nelle due opere si riscontra un notevole interesse per la resa dei dettagli e per il paesaggio. All'inizio degli anni Cinquanta egli si trova a Rimini: qui si occupa del Tempio malatestiano e in particolare dell'affresco di Sigismondo Malatesta. Dopo avere conosciuto Leon Battista Alberti, si trasferisce prima ad Ancona, poi a Pesaro e infine a Bologna.

I soggiorni in diversi città italiane

L'anno successivo su richiesta della famiglia Bacci si sposta ad Arezzo, dove deve portare a conclusione - dopo la morte di Bicci di Lorenzo - la decorazione murale della Cappella Maggiore di San Francesco: si occupa, quindi, delle "Storie della Vera Croce", ciclo contraddistinto da scene realizzate in prospettiva e caratterizzate da una colorazione piena di luce e delicata al tempo stesso, eredità dello stile di Veneziano.

Nel 1453 Piero della Francesca torna momentaneamente a Borgo Sansepolcro, dove l'anno successivo firma il contratto per lavorare al polittico dell'altare maggiore della chiesa di Sant'Agostino. In seguito si reca a Urbino dove lavora a "La flagellazione" e a Perugia dove affresca una tavola del polittico di Sant'Antonio.

Tra il 1458 e il 1459 si trova a Roma, chiamato direttamente da Papa Pio II: qui esegue vari affreschi nel Palazzo Apostolico (oggi perduti in quanto distrutti per lasciare posto alla prima delle raffaelliane Stanze Vaticane). A questo periodo vengono fatte risalire anche la "Resurrezione" e la "Madonna del Parto". A Roma, l'artista entra in contatto con diversi colleghi spagnoli e fiamminghi, e scopre nuove tecniche per la rappresentazione realistica dei fenomeni atmosferici (lo si nota nella scena notturna del "Sogno di Costantino").

[Nella foto: dettaglio dalla Resurrezione (1465), con presunto autoritratto del volto di Piero della Francesca]

Gli ultimi anni di vita e la matematica

Oltre all'attività artistica Piero della Francesca fu anche autore di trattati matematici e di geometria prospettica.

A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, viene colpito da una malattia agli occhi che, oltre a costringerlo a interrompere la sua attività pittorica, lo porta progressivamente alla cecità. Negli ultimi anni della sua vita, dunque, egli si dedica alla scrittura, portando a termine tre libri di argomento scientifico e matematico: "De corporibus regolaribus" ("I corpi regolari"), "Trattato d'abaco" e "De prospectiva pingendi" ("La prospettiva nella pittura"). Piero della Francesca muore il 12 ottobre del 1492 nella sua città natale, Borgo Sansepolcro.

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