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Giorno per giorno i profili di miti e personaggi famosi che si sono meritati un posto nella storia

Federico Barbarossa

La ricerca di un impero universale

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Federico I Hohenstaufen, ricordato sui libri di storia anche come Federico I del Sacro Romano Impero Germanico, o più somplicemente Federico Barbarossa, nasce a Waiblingen, probabilmente nell'anno 1122 da Federico, secondo duca di Svevia, e da Giuditta di Baviera, figlia del duca di Baviera, Enrico il Nero.

Nel 1147 succede al padre come duca di Svevia con il nome di Federico III; nello stesso anno si aggrega allo zio Corrado III, imperatore del Sacro Romano Impero, che guida la seconda crociata, assieme al re di Francia, Luigi VII. La crociata si conclude con l'abbandono da parte dei crociati dell'assedio di Damasco, il 28 luglio 1148.

All'età di circa trent'anni viene incoronato Re di Germania ad Aquisgrana il 9 marzo 1152: assume il nome di Federico I.

Subito dimostra di voler rafforzare l'autorità imperiale e nel marzo del 1153 indice a Costanza una dieta (una importante e formale riunione politica) a cui partecipano anche gli ambasciatori di papa Eugenio III; l'obiettivo di Federico è quello di ribadire i suoi diritti in materia di elezione dei vescovi tedeschi e allo stesso tempo assicurarsi il prestigio e il potere della Chiesa, in cambio dell'appoggio necessario a diventare imperatore.

Alla dieta di Costanza partecipano anche gli ambasciatori dei Comuni di Lodi, Pavia e Como, che implorano aiuto contro la prepotenza di Milano, che dopo aver distrutto Lodi e dopo aver vinto una guerra decennale contro Como (1127) ne sta limitando l'indipendenza impedendo lo sviluppo delle altre città. Federico approfitta di queste richieste di aiuto per intervenire nella politica italiana e perseguire il suo ideale di impero universale; sua intenzione era quella di acquisire maggior poter rispetto a quello del papato, ritrovare un legame con le tradizioni dell'impero romano, ed esercitare la sovranità su Comuni e feudi. Dopo la dieta di Costanza pertanto trova le condizioni ottimali per scendere in Italia: oltre ai piccoli Comuni alleatisi contro Milano, chiede aiuto il papa stesso, Anastasio IV, che auspica l'intervento di Federico contro il Comune di Roma, e chiedono aiuto le famiglie feudali per limitare il potere dei comuni.

Nel mese di ottobre 1154 Federico parte dal Tirolo e scende in Italia alla testa di un piccolo esercito; mentre papa Adriano IV succede a Anastasio IV, Federico intraprende azioni di forza distruggendo località minori come Galliate e alcuni Comuni maggiori come Asti e Chieri; assedia poi Tortona, alleata di Milano (la città si arrende per sete dopo due mesi, nell'aprile del 1155, viene rasa al suolo ed i suoi abitanti dispersi).

Le mire di Federico arrivano fin sul regno di Sicilia: intavola trattative anche con l'imperatore bizantino Manuele I Comneno (1143-1180), che però non approdano a nulla di fatto; porta però avanti trattative con le repubbliche marinare Venezia, Genova e Pisa, in vista di una spedizione contro il re di Sicilia.

Passata la Pasqua del 1155 a Pavia, Federico inizia la sua marcia verso Roma. Qui Federico succede allo zio Corrado III e viene incoronato imperatore il 18 giugno 1155. Federico lascia poi il papa per dirigersi nuovamente nel settentrione, promettendogli però di tornare per sottomettere Roma e la Sicilia. Sulla strada del ritorno saccheggia Spoleto che gli si oppone. Deve ancora combattere a Verona e alle Gole dell'Adige prima di rientrare finalmente in Germania.

Papa Adriano, nel frattempo, per garantirsi comunque una protezione, scende a patti con i Normanni (un tempo giudicati pericolosi dal papato), concedendo al re di Sicilia Guglielmo I il Malo l'investitura di tutto il regno, comprese Capua e Napoli. Tale accordo però veniva meno ai patti tra papa e l'imperatore Federico.

L'anno seguente, nel mese di giugno del 1158, alla luce di questi contrasti di natura ideologica con il papa e considerato che Milano aveva ripreso ad agire con una certa autonomia (provvedendo ad esempio alla ricostruzione di Tortona), Federico decide di scendere in Italia nuovamente; dopo una sosta alla torre di Maggiana (nel comune alleato di Mandello del Lario sul Lago di Como) sottometta Brescia, dà inizio alla ricostruzione di Lodi e assedia Milano; viene poi convocata la seconda - e più importante - dieta di Roncaglia, dove partecipano importanti esperti di diritto dell'Università di Bologna; questi hanno il compito di fornire a Federico, su sua esplicita richiesta, l'elenco dei diritti regi; tale elenco viene inserito nella Constitutio de regalibus e in esso si formalizzano i diritti reali come l'elezione di duchi, conti e marchesi, la nomina dei consoli comunali e dei magistrati cittadini, la riscossione delle tasse, il conio delle monete, l'imposizione di lavori pubblici. Per ognuno di questi diritti Federico era aperto a concedere autonomia ai Comuni in cambio di un tributo annuo e del riconoscimento che l'impero fosse la fonte di ogni potere.

In base a quest'ultimo principio Federico emana anche la Constitutio de pacis con la quale proibisce le alleanze fra città e le guerre private.

La rivendicazione di tutti questi diritti da parte dell'imperatore scontentano anche le città filo-imperiali: Milano si ribella apertamente e lo fa conquistando il comune di Trezzo; seguono poi le ribellioni di Brescia e Crema. Federico chiede urgenti rinforzi che arrivano dal cugino Enrico il Leone e dallo zio (di entrambi) Guelfo VI.

Nel marzo del 1159 Federico Barbarossa entra a Como accolto ancora trionfalmente dalla popolazione e dal vescovo Ardizzone che gli consegna simbolicamente le chiavi della città; nel mese di luglio assedia Crema, che si arrende dopo sette mesi e viene rasa al suolo.

Parallelamente riprendono le controversie sul piano teologico tra imperatore e papa, sulla questione del primato del papa; Adriano IV pensa di scomunicare Federico I, ma muore improvvisamente. Pochi giorni più tardi Rolando Bandinelli viene eletto nuovo pontefice e assume il nome di papa Alessandro III; il nuovo capo della chiesa rappresenta la continuità della politica del predecessore, in appoggio ai Comuni contro l'imperatore.

Federico convoca un concilio a Pavia, nel febbraio 1160, a cui Alessandro III rifiuta di presentarsi; al concilio rispondono solo i vescovi tedeschi e quelli dell'Italia settentrionale; il sinodo riconosce coma papa Vittore IV (politicamente vicino all'imperatore) e scomunica Alessandro III; quest'ultimo a sua volta scomunica sia Vittore IV che l'imperatore.

Milano nel frattempo continua a rifiutare le direttive imperiali; la lotta infuria con grandi perdite sia da parte dei comuni che nelle file dell'esercito di Federico; a risultare devastata è tutta la pianura lombarda. Nella primavera del 1161 grazie anche ai rinforzi che giungono da Germania e Ungheria, Federico pone l'assedio alla città di Milano. I milanesi resistono con grande ostinazione per circa un anno, tuttavia il 10 marzo 1162 la città si arrende; subito dopo inizia la sua distruzione ed i milanesi vengono dispersi in quattro diverse località. Distrutte anche Brescia e Piacenza, Federico Barbarossa fa ritorno in Germania.

Alessandro III attrae simpatie ed appoggi in Italia ma anche presso l'impero d'Oriente; il suo principale problema è la scarsità di mezzi; si rifugia così in Francia. Nel corso del 1162, viene preso un accordo tra Luigi VII, re di Francia, e l'imperatore Federico. Accompagnati dai rispettivi papi, si incontrano a Saint-Jean-de-Losne su un ponte del fiume Saona, al confine tra Francia e Borgogna: una commissione cerca di fare chiarezza sulla validità della nomina. Alessandro III rifiuta di partecipare ma l'intervento di Enrico II, re d'Inghilterra, a favore di Alessandro risove la situazione. Ricevuto il riconoscimento della sua autorità anche dagli altri sovrani d'Europa, Alessandro III tornerà a Roma nel 1165.

Nell'ottobre 1163 Federico scende per la terza volta in Italia; con sé porta un piccolo esercito per sedare la riscossa dei comuni italiani di Verona, Padova e Vicenza (che si ribellano alleandosi). L'imperatore, anche a causa di una malattia, deve presto tornare in patria senza nessun risultato positivo per il suo regno.

Questo periodo di assenza dell'imperatore rende facile ai comuni lombardi organizzare una resistenza alleata. Nelle città scoppiano sempre più tumulti: a Bologna il podestà imperiale viene ucciso. In Sicilia a Guglielmo I il Malo succedono il figlioletto Guglielmo II e la madre reggente, Margherita, intenzionata a continuare la politica di alleanza con papa Alessandro III, che aveva l'appoggio anche di Manuele Comneno e Venezia.

Federico si trova a dover riconquistare nuovamente l'Italia: forma così un possente esercito e nel mese di ottobre 1166 parte per la quarta volta verso l'Italia. Combatte nelle zone di Bergamo e Brescia, poi si dirige a Bologna. In seguito arriva ad Ancona, che oppone una strenua resistenza. L'imperatore arriva a Roma sferrando un attacco massiccio: il papa fugge a Benevento con i pochi cardinali a lui fedeli. Federico è padrone di Roma e si fa incoronare imperatore per la seconda volta; a incoronarlo è l'antipapa Pasquale. Intanto giunge a Roma la flotta di Pisa, con cui prepara l'attacco al regno di Sicilia.

Pochi giorni dopo però i soldati cominciano a morire, colpiti da febbri probabilmente malariche; anche i comandanti vengono decimati causando gravi perdite sia nel numero che nella organizzazione delle forze militari. L'imperatore decide di riparare a Pavia, che insieme a Como è l'unica città rimastagli fedele; nel suo spostamento verso nord lascia un'incredibile scia di morti. Con l'appoggio di Guglielmo V il Vecchio, marchese di Monferrato, Barbarossa riesce infine a tornare in Germania, passando da Susa.

Nel frattempo le città della Marca di Verona, ribellatesi nel 1164 (a cui si erano aggiunte Treviso e Venezia) fondano la Lega Veronese, venendo meno alla Constitutio de pacis; anche in Lombardia la città di Cremona, da sempre fedele all'imperatore, gli si rivolta contro, creando assieme a Crema, Brescia, Bergamo, Mantova e i Milanesi (Milano come città non era ancora stata rifondata) la Lega cremonese, grazie al giuramento di Pontida del 7 aprile 1167. Il 27 aprile 1167, le forze alleate si presentano di fronte alle rovine di Milano e iniziano la sua ricostruzione, che comprende opere di difesa per un eventuale attacco da parte di Pavia.

Il giorno 1 dicembre 1167 dalla fusione delle due leghe nasce la Societas Lombardiae, più nota storicamente come Lega Lombarda. Ad essa si uniscono subito Parma, Piacenza e Lodi; anche papa Alessandro III fornisce il suo appoggio, mentre non lo fece il Regno di Sicilia, a causa del riassestamento dinastico, che comunque per contrastare l'imperatore, fornisce importanti aiuti economici al papa.

Il potere della Lega Lombarda nel frattempo diventa sempre più grande: i signori feudali che vi aderiscono crescono in numero. Ora arrivano appoggi diretti anche dal Regno di Sicilia e perfino dall'impero bizantino. Milano viene rapidamente ricostruita; in difesa dei territori del nord Italia e per neutralizzare la possibilità di intervento da parte di Pavia e del marchese del Monferrato, la Lega fonda alla confluenza del Bormida nel Tanaro una nuova città: Alessandria, in onore del papa. Alla fine anche Pavia ed il marchesato del Monferrato aderiscono alla Lega.

Tornando indietro ai primi anni come imperatore, il primo problema che Federico Barbarossa si trova a risolvere è l'assegnazione della Baviera al cugino Enrico il Leone. Al duca di Baviera, Enrico Jasomirgott, che aveva ricevuto il ducato da Corrado III, viene assegnato il ducato d'Austria, mentre Enrico il Leone riceverà il territorio desiderato dopo la sua campagna d'Italia nel 1156. Enrico il Leone, mentre Federico combatte in Italia, si prodiga a costruire uno stato efficiente e forte nella Germania nord-orientale. Dopo aver preso sotto la sua protezione il re di Danimarca, Valdemaro, inizia un'azione di sistematica conquista delle terre slave dei Vendi, sulla sponda orientale del fiume Elba. Enrico riduce inoltre le libertà dei nobili sia in Sassonia che in Baviera.

Rientrato in Germania dopo la sua quarta discesa in Italia, nel 1168, Federico si deve dedicare ai problemi tedeschi, specialmente alle controversie tra Enrico il Leone e Alberto l'Orso. Nell'aprile del 1169 fa eleggere il figlio Enrico VI re dei Romani o di Germania, alla dieta di Bamberga; viene poi incoronato ad Aquisgrana.

Nei sei anni che rimane in patria, Federico non smette di pensare all'Italia, ed invia a Roma Eberardo, vescovo di Bamberga, in un tentativo di riconciliazione con Alessandro III, che pressato dai Lombardi respinge le offerte di Federico.

Risolti i problemi in Germania, Federico raduna nuovamente un grosso esercito nel 1174 e scese per la quinta volta in Italia. Iniziò la sua campagna nel settembre 1174 vendicandosi di Susa, che distrugge; conquista poi Asti, che si arrende, così come il Monferrato, le città di Alba, Acqui, Pavia e Como. Alessandria resiste a un assedio lungo sette mesi. Alleatosi con Venezia, Federico ordina al suo luogotenente Cristiano di Magonza di attaccare Ancona da terra, mentre il porto viene occupato dalle navi veneziane; la città di Ancona però non cede e le truppe assedianti sono costrette a ritirarsi quando arrivano i rinforzi da Ferrara e Bertinoro.

Nel frattempo la Lega Lombarda aveva approntato un imponente esercito che Federico riesce a distogliere inviando una parte delle sue truppe a Bologna. Tolto l'assedio ad Alessandria, nella primavera del 1175, si dirige contro l'esercito della Lega. I due eserciti si fronteggiano nella zona di Pavia, ma prima di combattere vengono aperti negoziati di pace, a Montebello, che però falliscono. Le ostilità riprendono ma per tutto il 1175 non ci sono avvenimenti decisivi. Nella primavera del 1176, a Chiavenna, Federico incontra il cugino Enrico il Leone insieme ad altri feudatari per ricevere truppe per proseguire la campagna d'Italia, ma quando i rinforzi militari arrivarono, sempre in primavera, Federico si accorse che non erano così numerosi come aveva sperato e soprattutto mancava il cugino Enrico.

Aggregate le truppe di rinforzo, lascia le vallate alpine e riprende la marcia verso sud; a Legnano, Federico Barbarossa e il suo esercito vengono travolti dalle forze della Leg, conoscendo così una disastrosa sconfitta: è il 29 maggio 1176. I Milanesi si erano organizzati in due formazioni, la compagnia del Carroccio e la compagnia della Morte.

L'esercito germanico trova ancora una volta rifugio, ma non senza difficoltà, a Pavia. Federico si affretta a cercare di risolvere la situazione con un'azione diplomatica, avviando trattative di pace direttamente con il papa. Si giunge ad un accordo in cui Federico disconosce l'antipapa e restituisce al Comune di Roma i suoi diritti e i suoi territori, mentre Alessandro III garantisce la propria mediazione con i Comuni (con gli accordi preliminari di Anagni, del novembre 1176), che però la rifiutano, non gradendo il cambiamento di atteggiamento del pontefice.

Si giunge così nel luglio 1177 ad un nuovo tentativo di pacificazione che si svolge a Venezia: al concilio partecipano il papa, l'imperatore, Guglielmo II il Buono e i delegati dei Comuni. Il 23 luglio viene confermata la pace con il papa secondo gli accordi di Anagni, e viene concordata una tregua con il re di Sicilia di quindici anni e una, con i Comuni, di sei anni. Federico rimane in Italia fino al termine del 1777, fa ritorno in Germania dove risolve definitivamente i contrasti con i suoi feudatari, in modo particolare con il cugino, Enrico il Leone, colpevole di non aver sostenuto l'imperatore nel modo adeguato dal punto di vista militare.

In Italia la situazione per Federico va migliorando: la pace con il regno di Sicilia regge e i principali alleati dei Comuni, Manuele Comneno ed Alessandro III, muoiono; inoltre la Lega Lombarda si sta sfaldando a causa di contrasti e di rivalità interne fra i Comuni. La "pace definitiva" viene negoziata a Piacenza e ratificata a Costanza, il 25 giugno 1183: l'imperatore riconosce la Lega e concede alle città che la compongono diversi diritti in diversi ambiti. I Comuni a loro volta si impegnano a pagare un indennizzo una tantum di 15.000 lire e un tributo annuo di 2.000; i Comuni concedono inoltre all'imperatore la prerogativa di gestire in prima persona le questioni fra un Comune e l'altro.

La conquista di questa larga autonomia da parte delle città italiana costituisce di fatto il fallimento del progetto di "impero universale" e di dominio assoluto di Federico Barbarossa.

Durante i festeggiamenti per la pace, tenutisi a Magonza, nella primavera del 1184, l'imperatore propone un accordo matrimoniale tra il figlio Enrico VI e Costanza d'Altavilla, ultima erede della dinastia normanna. Lega così con questo matrimonio, nell'aprile del 1186, l'Italia meridionale all'impero.

Tornando indietro ai primi anni come imperatore, il primo problema che Federico Barbarossa si trova a risolvere è l'assegnazione della Baviera al cugino Enrico il Leone. Al duca di Baviera, Enrico Jasomirgott, che aveva ricevuto il ducato da Corrado III, viene assegnato il ducato d'Austria, mentre Enrico il Leone riceverà il territorio desiderato dopo la sua campagna d'Italia nel 1156. Enrico il Leone, mentre Federico combatte in Italia, si prodiga a costruire uno stato efficiente e forte nella Germania nord-orientale. Dopo aver preso sotto la sua protezione il re di Danimarca, Valdemaro, inizia un'azione di sistematica conquista delle terre slave dei Vendi, sulla sponda orientale del fiume Elba. Enrico riduce inoltre le libertà dei nobili sia in Sassonia che in Baviera.

I dissapori tra Federico ed il cugino Enrico il Leone iniziano intorno al 1170 per la proprietà di alcuni territori ereditati. Dopo aver rifiutato in più occasioni di incontrare il cugino imperatore, Enrico viene condannato alla perdita dei suoi feudi. In Sassonia vengono restituiti ai vescovi tutti i territori sottratti a loro da Enrico; la Vestfalia, con poteri ducali viene data all'arcivescovo di Colonia, Filippo di Heinsberg; il ducato di Sassonia viene dato al figlio di Alberto l'Orso, il principe degli Ascani, Bernardo di Anhalt. In Baviera, la Stiria diventa un ducato autonomo e viene concessa al duca di Boemia, Ottocaro I; il ducato di Baviera viene dato a Ottone I di Wittelsbach.

Enrico continua a combattere anche dopo la sentenza definitiva avendo la meglio fino al luglio 1180, quando però Federico scende in campo direttamente. Il re di Danimarca Valdemaro abbandona Enrico e appoggia il re. In pochi mesi la situazione viene ribaltata ed Enrico si arrende dopo la perdita di Lubecca. La caduta di Enrico porta la pace nel nord del paese ma porta anche all'indipendenza del regno di Danimarca il cui re non riconosce più l'autorità imperiale: il nuovo re Canuto VI, nel 1182, rifiuta di fare atto di omaggio a Federico.

Nel settembre del 1184, Federico torna per la sesta volta in Italia, ma questa volta senza esercito; trova un'ottima accoglienza da parte dei comuni lombardi.

Dopo la caduta di Gerusalemme, nel 1187, che sembra sia stata causa di morte per il dolore provato del papa Urbano III, il nuovo papa Gregorio VIII decide di preparare una nuova azione militare: la Terza Crociata. Federico Barbarossa decide di entrare in azione in prima persona come crociato il 27 marzo 1188 a Magonza, seguito dal figlio, dal duca di Svevia Federico VI, dal duca d'Austria Leopoldo V e da altri nobili e vescovi. Federico, conscio che la seconda crociata, a cui aveva partecipato era stata condotta male, prende alcune precauzioni, accettando nel suo esercito solo chi si poteva mantenere per due anni. Federico scrive al re d'Ungheria, all'imperatore di Bisanzio ed al sultano di Iconio, chiedendo ed ottenendo l'autorizzazione ad attraversare i loro possedimenti; infine scrive al Saladino, cha ha guidato la conquista di Gerusalemme, per avere restituite le terre di cui si era impadronito, altrimenti avrebbe usato la forza: il Saladino accetta la sfida.

Federico, lasciato il figlio Enrico VI a governare l'impero, con circa 20.000 cavalieri, parte per primo da Ratisbona nel maggio del 1189, seguito poi dal re di Francia Filippo Augusto e dal nuovo re d'Inghilterra Riccardo I (noto storicamente anche come Riccardo Cuor di Leone).

Dopo aver attraversato i Balcani, Federico, avvicinandosi ai domini dell'imperatore bizantino Isacco II Angelo, inviò ambasciatori per concordare il passaggio in Anatolia; ma Isacco, che temeva i Latini e si era accordato col Saladino, imprigiona gli ambasciatori. Federico invia allora un messaggio al figlio, Enrico VI: con la flotta fornita dalle repubbliche marinare, col permesso del papa, deve attaccare Costantinopoli, mentre lui, occupata Filippopoli e poi la Tracia, si avvia verso Costantinopoli.

Isacco scende così a patti, e nel febbraio del 1190 viene firmato il trattato di Adrianopoli, che permette alle truppe dell'imperatore Federico di attraversare l'Ellesponto. Giunti in Asia Minore, dopo aver ricevuto i dovuti approvvigionamenti, inizia la marcia verso sud attraversando il sultanato d'Iconio, dove sono sottoposti a continui attacchi di bande di Selgiuchidi e furono tagliati i rifornimenti. Ridotto alla fame, l'esercito tedesco attacca il sultano, Qilij Arslan II, occupando temporaneamente la sua capitale, Konya, ed obbligandolo a mantenere gli impegni presi: concedere loro libertà di transito, rifornirli dei necessari approvvigionamenti e condurli in prossimità della Terra Santa. Federico Barbarossa, ormai anziano, muore affogato durante il guado del fiume Göksu (o Saleph): è il 10 giugno dell'anno 1190.

La morte di Federico getta l'esercito nel caos: senza comandante ed in preda al panico, gli uomini si ritrovano attaccati dai turchi da ogni lato. L'esercito imperiale viene così disperso senza riuscire ad unirsi alle truppe francesi e inglesi per l'attacco alle truppe del Saladino.

A Federico succede sul trono reale e imperiale il figlio Enrico VI che assume il nome di Federico VI di Svevia. Prosegue con i soldati rimasti, con l'obiettivo di dar sepoltura all'imperatore a Gerusalemme, ma gli sforzi per conservare il cadavere utilizzando l'aceto falliscono. Le spoglie di Federico Barbarossa vengono così seppellite nella chiesa di San Pietro in Antiochia di Siria, le ossa nella cattedrale di Tiro e il cuore e gli organi interni a Tarso.

Solo 5.000 soldati, una piccola frazione delle forze iniziali, arrivano ad Acri, verso la fine del 1190. Durante l'assedio di San Giovanni d'Acri, nel 1191, perde la vita Federico VI. L'improvvisa morte di Federico lascia l'esercito crociato sotto il comando dei rivali Filippo II di Francia e Riccardo I d'Inghilterra che giungono in Palestina separatamente via mare. Riccardo Cuor di Leone continua poi verso Est dove affronta il Saladino con alterni esiti, ma senza raggiungere il suo obiettivo finale, la conquista.

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Ultimo aggiornamento: 25/03/2012
Foto di Federico Barbarossa

Accadde oggi

26 novembre 1941
Le forze aeronavali giapponesi partono alla volta di Pearl Harbor. L'attacco che verrà portato pochi giorni dopo provocherà l'ingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale.

Ha detto:

«Un uomo di genio non commette errori: i suoi sbagli sono l'anticamera della scoperta.»
James_Joyce
Testo di Stefano Moraschini