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Tiziano Vecellio

Tiziano Vecellio
Tiziano Vecellio nelle opere letterarie Libri in lingua inglese

Biografia L'innovazione del colore

Tiziano Vecellio, meglio noto soltanto come Tiziano, nasce a Pieve, in provincia di Belluno, fra le dolomiti del Cadore, presumibilmente tra il 1480 e il 1485. Sulla sua data di nascita i pareri degli studiosi sono sempre stati discordanti. Stando ad una sua lettera, scritta nel 1571 e inviata al re Filippo II di Spagna, la data esatta da lui ventilata sarebbe il 1477 ma è fuor di dubbio che il pittore, per ottenere un copioso pagamento dal regnante, avesse aumentato la propria età, con il fine di impietosirlo. In errore sono probabilmente anche coloro i quali hanno seguito la biografia scritta dal coevo e amico dell'artista Ludovico Dolce, il quale fissa la sua nascita tra il 1488 e il 1490, accentuando volutamente la precocità della sua arte. Stessa cosa per quanto sostiene l'autorevole Giorgio Vasari nelle sue "Vite", fallace nel porre la data di nascita al 1480, contraddittoria rispetto ad altre indicazioni che dà successivamente in merito alla vita del pittore.

È stato uno dei più importanti artisti della storia italiana, ammirato e studiato in tutto il mondo.

Ad ogni buon conto, la famiglia da cui discende Tiziano è antica e assai nobile, costituita da giureconsulti e influenti amministratori della comunità cadorina. Suo padre Gregorio, notaio, oltre agli onori di prestigiosi incarichi, è anche un alto Ufficiale della milizia e supervisore delle miniere della Serenissima. Il pittore è il secondogenito della famiglia, composta da cinque figli; lamadre si chiama Lucia.

Stando a fonti certe, desunte dalle date delle opere dell'artista e delle commissioni a lui consegnate, Tiziano arriva a Venezia, allora al culmine del suo splendore e della sua ricchezza, quando non ha ancora compiuto vent'anni, sul finire del 1400. La prima bottega nella quale arriva, è quella di Gentile Bellini, pittore ufficiale della Serenissima. Dopo la sua morte, che arriva nel 1507, il giovane artista passa alla bottega di Giovanni Bellini, il quale subentra al fratello nel ruolo di artista di corte.

Il contesto in cui cresce il giovane pittore cadorino è ideale per la sua crescita. Venezia, grazie alla famiglia Manuzio, è la capitale della stampa europea. Inoltre la Cancelleria di San Marco e la Scuola di Logica e Filosofia di Rialto sono centri vitali di studi storici, letterari e scientifici, meta d'incontro di importanti personalità culturali non solo italiane. In questi anni, passano per Venezia anche artisti come Leonardo, Dürer e Michelangelo.

Agli inizi del Cinquecento l'arte figurativa veneziana è in costante rinnovamento e Tiziano può apprendere questa evoluzione dai migliori maestri del tempo, come Vittore Carpaccio, Giovan Battista Cima da Conegliano, i giovani Lorenzo Lotto e Sebastiano Luciani poi detto "del Piombo" e, naturalmente, il grande Giorgione da Castelfranco.

Nel 1503 arriva la prima commissione importante per il Vecellio. Jacopo Pesaro gli affida la "Paletta di Anversa", nella cui realizzazione molti critici hanno ravvisato una dipendenza stilistica più verso i fratelli Bellini che per colui che è stato sempre definito come il maestro per antonomasia del pittore di Pieve, ossia Giorgione. Questi, pertanto, avrebbe avuto un'influenza minore su di lui, rispetto a quanto sostenuto per molti secoli. È possibile che la sua frequentazione nella bottega del maestro sia arrivata verso il 1505, cinque anni prima della sua morte, e che lo abbia portato a concludere alcuni dei lavori che Giorgione avrebbe lasciato incompiuti, come "Il Cristo e il manigoldo", "il concerto" e "Il concerto campestre". Tuttavia molte altre fonti dissentono su questa notizia, affermando che Giorgione amasse lavorare essenzialmente in forma privata, senza l'aiuto di allievi e senza avere una propria bottega.

Il soprannome di "nuovo Giorgione" ha per Tiziano una sua fondatezza e giustificazione. È appurato infatti che nel 1510, alla morte di Giorgio da Castelfranco, Tiziano viene ufficialmente chiamato a completare l'opera "Venere dormiente", di Dresda, lasciata incompiuta dal maestro. I particolari inseriti dal giovane pittore sono riconoscibili nelle accentuazioni erotiche, evidenti nel panneggio scompigliato su cui poggia il corpo della dea. È un passaggio di testimone tout court, in quanto Tiziano Vecellio raccoglie l'eredità di Giorgione e prosegue la sua opera, da questo momento in poi, indirizzandola verso un rinnovamento del linguaggio coloristico che non ha precedenti nella storia dell'arte.

La prima opera ufficiale che Tiziano esegue per la Repubblica è costituita dagli affreschi sulla facciata di terra del Fondaco dei Tedeschi. Il pittore esegue il lavoro tra il 1507 e il 1508. Due anni dopo, nel 1510, si fa portavoce dell'autocelebrazione della città di Venezia, eseguendo la "Pala di San Marco" per la chiesa di Santo Spirito in Isola e nella quale San Marco, incarnazione della Serenissima, svetta su un trono al centro dell'opera, più alto di tutti.

Stesso discorso, ma in ossequio alla città di Padova, può essere fatto per gli affreschi che egli realizza per la Scuola di Sant'Antonio, intorno al 1511, e in cui il santo patrono è protagonista in veste di taumaturgo, fedele alla tradizione cristiana.

Nel 1513 Tiziano rifiuta l'invito ricevuto da Pietro Bembo, il quale lo invita a trasferirsi alla corte romana di Leone X. Nello stesso anno poi, a testimonianza di fede per la Serenissima, il pittore indirizza al Consiglio dei Dieci la famosa petizione nella quale si offre come pittore ufficiale di Venezia.

In questo periodo l'artista si avvicina ai circoli umanistici della città, ambienti d'elezione ricca e aristocratica cui fanno parte intellettuali come il Bembo e Leone Ebreo. La traduzione dei temi dibattuti in questi incontri si ha in opere elitarie, come la celebre "le Tre età dell'uomo", pregna di aristotelismo. Trionfo di questo momento è l'allegoria "dell'Amor sacro e Amor profano".

Dal momento in cui diventa il pittore vate di Venezia, Tiziano vede le proprie finanze salire sempre di più, fino a farne, secondo alcuni, l'artista più ricco della storia. Il compenso che percepisce dalla Repubblica, infatti, è pari a cento ducati annui. Inoltre egli investe i proventi nel commercio del legname di Cadore, necessario all'industria navale della Repubblica, e anche questa operazione, alla lunga, si rivela vincente.

Per celebrare la vittoria militare di Venezia, al pittore viene commissionata una grandiosa pala per l'altare maggiore della basilica francescana di Santa Maria Gloriosa dei Frari. È la notissima "Assunta", che l'artista consegna il 18 maggio del 1518. Questo lavoro, collocato entro una monumentale edicola marmorea e caratterizzato da un uso inedito del colore, segna l'inizio del trionfo tizianesco per quanto riguarda le commissioni religiose. Le pale d'altare, pertanto, diventano un suo marchio distintivo.

Subito, il Pesaro, suo primo committente, gli affida la realizzazione celebrativa della cosiddetta "Pala di Pesaro". È l'inizio, anche, di una serie di committenze celebrative a carattere personale. Tra queste, si segnala soprattutto la pala con la "Madonna in gloria, i santi Francesco e Biagio e il donatore Alvise Gozzi", realizzata nel 1520.

A partire dal 1523, anno dell'elezione a Doge di Venezia di Andrea Gritti, comincia un'affermazione della città lagunare, in opposizione a Roma e attuata attraverso le arti. Il nuovo Doge chiama a sé Tiziano, affiancandogli, in un sodalizio importante, il libellista Pietro Aretino e l'architetto Jacopo Sansovino. È l'inizio di una serie di lavori autocelebrativi per Venezia. Inoltre, da questo momento in poi, l'artista di Pieve comincia anche a eseguire una serie di ritratti importanti per il nuovo Doge Gritti, suo grande ammiratore.

Nel 1525, il pittore sposa Cecilia, da cui ha già avuto due figli, Pomponio e Orazio. La "Presentazione di Maria al tempio", dipinta dal Vecellio tra il 1534 e il 1538, per la Sala d'Albergo della Scuola Grande di Santa Maria della Carità, è testimonio di tale momento storico e artistico, in cui Venezia è la reale capitale della cultura italiana.

Intanto la fama di Tiziano esce anche fuori dai confini veneziani, interessando i piccoli stati del nord dell'Italia. Ferrara e Mantova lo chiamano per eseguire alcuni lavori. Per Alfonso d'Este il pittore realizza sempre in questi anni tre tele di soggetto mitologico, detti "I Baccanali": la "Festa degli amorini", il "Bacco e Arianna" e il "Baccanale degli Andrii". Per il marchese Federico II Gonzaga, il Vecellio realizza invece alcuni ritratti importanti.

Nel 1528, tre anni dopo il loro matrimonio, muore la moglie Cecilia. Negli anni '30, il pittore fa la spola tra Bologna e Urbino, chiamato a dipingere lavori celebrativi per i regnanti delle due città. Esegue un ritratto dell'imperatore Carlo V, durante il suo passaggio bolognese, e viene nominato dal regnante Conte del Palazzo del Laterano, nel 1533. Nel 1538 comincia a lavorare alla splendida "Venere di Urbino", per il duca Guidobaldo II della Rovere.

Del 1541 è invece la consegna alla città di Milano di Alfonso d'Avalos de "L'Allocuzione", mentre l'anno prima realizza "L'incoronazione di spine" sempre per la città milanese, consegnata alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Nel 1545, finalmente, il 9 ottobre, Tiziano arriva a Roma, dove viene accolto con grandi celebrazioni alla corte pontificia. Dipinge le "Danae" per il cardinale Alessandro Farnese e alcuni ritratti per la famiglia del pontefice, il quale, l'anno successivo, in occasione del ritorno del pittore nella sua Venezia, gli conferisce la cittadinanza romana.

Dal 1548 al 1550 e oltre, a fasi alterne, l'artista comincia a seguire Filippo II nelle varie località imperiali, soprattutto Augusta, eseguendo per lui una serie sconfinata di ritratti e dipinti di vario titolo, spesso di soggetto religioso e mitologico. Egli stesso, forse per la prima volta, viene ritratto dal pittore Lucas Cranach.

Nel 1559, viene collocato sull'altare dei Crociferi della Chiesa dei Gesuiti, il magnifico "Martirio di San Lorenzo", commissionato a Tiziano nel 1548. Nel 1564 il pittore invia a Filippo II il dipinto "L'ultima cena", mentre due anni dopo, con il Tintoretto e Andrea Palladio, viene eletto membro dell'Accademia del disegno di Firenze. Sono questi gli anni in cui la fama dell'artista comincia ad essere oscurata da quella di Jacopo Tintoretto, più giovane di lui e meno assetato di committenze, tanto da offrire molti dei suoi lavori alla corte veneziana, spesso senza pretendere alcuna parcella.

Nei primi anni '70, tuttavia, l'artista di Pieve lavora ancora al servizio di Filippo II, realizzando per lui un ultimo celebre lavoro, dal titolo "Filippo II che offre la Vittoria all'infante Don Fernando".

Tiziano Vecellio muore il giorno 27 agosto del 1576 nella sua casa di Biri Grande, a Venezia.

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